giovedì 10 gennaio 2013

Binge drinking e adolescenti

Binge drinking: termine dal significato ancora controverso che fa riferimento ad una vera e propria compulsione:implica l'assunzione smisurata di superalcolici che portano ad un immediato picco dell'alcolemia nel sangue, spesso grazie all'ingestione di più superalcolici in una sola volta o in un lasso di tempo brevissimo. 
In America ogni anno muoiono 26000 donne e ragazze per alcolismo e binge drinking che può causare cancro allo stomaco o al fegato, alla mammella, problemi cardiaci e demenza alcolica. Espongono le donne ad abusi e violenze sessuali con la secondaria conseguenza di permettere più facilmente in contagio da malattie sessualmente trasmissibili. 
Uno studio americano condotto dal "Center for Disease Control and Prevention" che ha esaminato più di 278000 donne dai 18 anni in su, rileva che nel 2011 la prevalenza di binge drinking tra le donne adulte è stata del 12,5% ed è molto più alta per le donne di età compresa tra 18 ei 24 anni (24%). Tra le ragazze delle scuole superiori, la prevalenza di binge drinking è stata del 19,8%.
Statistiche allarmanti che devono far riflettere.


Gli occhi azzurri sono meno affidabili?

Dei ricercatori della Charles University di Praga hanno pubblicato uno studio, sul Public Library of Science ONE journal, condotto su un gruppo di 250 volontari a cui sono state sottoposto le fotografie di 80 uomini e 80 donne coetanee ma con colori degli occhi differenti: le persone con gli occhi marroni sarebbero giudicate più affidabili delle persone  con gli occhi azzurri. 
La stessa conclusione si è avuta presentando loro la fotografia dello stesso individuo scelto precedentemente ma con gli occhi colorati artificialmente di azzurro. 
I risultati hanno quindi suggerito che la scelta non sia connessa al colore degli occhi ma alle caratteristiche del viso comune alle persone con occhi castani, dicono gli esperti. 
Gli uomini con gli occhi castani, ad esempio, tendono ad avere un viso più rotondo e con un mento più ampio, la bocca più grande e con gli angoli rivolti in alto, gli occhi grandi e le sopracciglia più vicine tra loro, qualità che sono prevalentemente maschili e quindi, dicono, più affidabili. 
Al contrario, gli uomini con gli occhi azzurri hanno in comune la qualità di apparire più sfuggenti grazie agli occhi più piccoli, la bocca più stretta e sottile con le estremità rivolte verso il basso.
I ricercatori hanno concluso "Anche se i visi con gli occhi marroni sono percepiti come più affidabili rispetto a quelli con gli occhi azzurri, non è comunque il colore degli occhi a suggerire questa percezione ma piuttosto i tratti del viso associati ad essi, più femminili sono i tratti del viso e meno affidabili sono ritenute le persone"
Questi risultati hanno fatto supporre ai ricercatori che gli occhi di colore brillante, comuni nel Nord Europa, conferiscano un vantaggio nella selezione sessuale catturando l'attenzione e compensando così la imputata mancanza di affidabilità. 

The Telegraph Leggi articolo originale

Psicopatici? Ecco i dieci mestieri più a rischio


Giornalisti, amministratori delegati, chirurghi: ecco le professioni con il più alto tasso di personalità disturbate, secondo uno studio inglese

Panorama Leggi l'articolo

Lavoro, mamme più sane e felici
se il rientro è a tempo pieno


Secondo una ricerca di due università statunitensi, le donne che riprendono il lavoro dopo aver avuto un bambino stanno meglio, fisicamente e mentalmente, rispetto a quelle che lo hanno abbandonato o fanno un part-time
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Troppe bibite gassate, rischio depressione. Per l'umore è meglio una tazza di caffè


Studio Usa su oltre 250mila adulti seguiti a distanza di dieci anni: i grandi consumatori di bevande zuccherate, specie se in versione light, hanno probabilità fino al 38 per cento maggiori di sviluppare il disturbo. Ma il rischio diminuisce con consumo di caffè 

La Repubblica   Leggi l'articolo

lunedì 28 maggio 2012

Rignano, un abuso accertato

Riporto un articolo che scrissi nel 2006, quando si iniziò a parlare dei fatti.
La sentenza di oggi non deve far dimenticare...





In questi giorni   è facile sentirsi chiedere quale sia la nostra opinione nei confronti degli   indagati nel caso di Rignano Flaminio, che vede coinvolti insegnanti di scuola   materna ed altri adulti per sospetta pedofilia nei   confronti di ben 19 bambini.

Inizialmente,   anche grazie all'atteggiamento dei mass media che si erano    schierati sentenziando la colpevolezza degli   indagati, l'orrore e lo sdegno avevano colpito l'opinione pubblica profondamente,  ormai certa di aver individuato i   colpevoli. Quando però i presunti colpevoli sono stati scarcerati dal   Tribunale del Riesame e gli stessi mass media hanno iniziato ad interrogarsi   sulla colpevolezza di questi, l'opinione pubblica si è spaccata, proprio come   è avvenuto nella stessa popolazione di Rignano Flaminio. Oggi si assiste ad un   altro processo mediatico come successe (e nonostante i due gradi di giudizio, ancora oggi accade) nel caso di Cogne.

In quella   terribile vicenda cosiì come in questa circostanza, la rabbia e il desiderio di   punire il colpevole rischia di far dimenticare che le vere vittime sono i bambini.

Nel caso   di  Cogne purtroppo non era possibile fare altro   per il piccolo Samuele, ma tutti si sono dimenticati di Davide, cui hanno ucciso barbaramente il fratellino nel "lettone" dei genitori, il posto che   probabilmente egli riteneva il più sicuro al mondo. Questo bimbo vive sulla  sua pelle i sentimenti della mamma che, colpevole o meno, nel migliore dei  casi è stata straziata e dilaniata dal dolore. Convive con la costante paura che debba separarsi da lei e con la rabbia e il terrore di sapere il mostro ancora in  libertà, perché per lui non vi è dubbio sull'innocenza della madre.

Se   si pensa a questo, non si ha il tempo di occuparsi della dinamica di quella   tragedia, di accanirsi sui particolari, di essere sadicamente giudici e dare   sentenze. Se solo per un attimo ci si immedesima con questo bambino, non si ha   tempo di pensare come siano andati realmente i fatti, si viene sopraffatti dal   dolore.

A Rignano, in   quella scuola materna, ogni bambino è vittima di abuso. Se la   violenza è stata reale, i segni saranno indelebili e nessuno riuscirà mai a   restituire loro l'infanzia rubata, ma se anche la violenza non vi fosse stata,   per loro la differenza sarebbe minima. Qualcuno avrebbe insegnato loro cos'è   un fallo, cos'è un rito satanico, cos'è la violenza sessuale e la droga.   Qualcuno li avrebbe strumentalizzati, portandoli a credere seriamente di   essere stati violentati o mettendoli in uno stato di confusione mentale tale da non riuscire a distinguere la realtà dalla fantasia.

Nella mente di un   bambino di scuola materna, la percezione della realtà non si attiene sempre ai fatti, ma viene più spesso valutata per le conseguenze che gli avvenimenti provocano e per le   reazioni emotive e verbali che percepisce nelle figure di riferimento. Chi di   noi, a quell'età, non ha creduto di aver sentito Babbo Natale scendere dal   camino? Giudice supremo e dispensatore di verità è sempre e comunque il   genitore.  Se sono la mamma o addirittura il papà i primi a crederci, il   bambino non può far altro che sognare o spaventarsi assieme a loro.
Basti   pensare che le violenze  e gli abusi sessuali su minori da parte di   uno dei genitori, vengono denunciati spontaneamente dalla vittima solo, e   purtroppo raramente, verso l'adolescenza, età dove il confronto sociale del ragazzo   con ciò che ha appreso in famiglia diviene cruciale. Al bambino così piccolo, invece, non è data  la capacità di mettere in discussione la realtà così come   presentata
dai genitori: non è lui a poter dire alla mamma che piange   disperata che non ne ha motivo, può solo disperarsi con lei, sentendosi a volte addirittura colpevole per le sue lacrime.
Ecco perché, anche se in buona fede,il convincimento dei genitori di Rignano sulla sussistenza dei fatti ha comunque un fondo di verità: i loro fogli non sono più gli stessi. Psicosi di gruppo? Forse, ma per
ridurre  così un bambino deve essere stata devastante.

Riporto uno   stralcio della perizia svolta sui uno dei bambini Egli appare un "bambino di un'età superiore a quella cronologica e quindi avere tutte le possibilità   espressive e comportamentali
superiori alla norma, dimostra quanto al   relazione di shock (traumatica) subita abbia fortemente inciso sulle sue possibilità di sviluppo…manifesta una difficoltà relazionale con il mondo   esterno che gli procura uno stato di angoscia molto forte per al sua impossibilità ad elaborare i suoi vissuti emotivi e ad incanalare le sue pulsioni istintuali. (Oggi)…..è un bambino a rischio   psichico".
(http://www.massimilianofrassi.splinder.com)

Chi sarebbe   allora il vero colpevole? Chiunque li abbia costretti ad essere catapultati   dalla loro innocenza alla più squallida realtà adulta, sia che questo sia   avvenuto nella realtà o solo nelle loro
menti.
Se gli  indagati saranno prosciolti dalle accuse, nei bambini rimarrà comunque il dubbio di essere stati   realmente vittime, poiché verranno cresciuti come tali, e per chi li circonda,   per i loro affetti più  cari, lo saranno sempre.

Spesso i bambini rimangono intrappolati in un mondo dove invece di maghi,   cavalieri e principesse, si ritrovano a tu per tu con gli Orchi che si portano dentro, e nessuna sentenza del mondo reale può aiutarli.

Pensiamoci, prima della caccia al mostro.




dott.ssa Lucia   Guidi
Psicologa Psicoterapeuta

sabato 26 maggio 2012

Crisi Economica e Depressione



(AGI) - Udine, 26 mag. - Si cade sempre piu' in depressione anche per la crisi economica. L'Istituto di formazione in Psicoterapia ''Naven'' di Udine (riconosciuto dal ministero nel 2002), registra la crescita di interventi di aiuto psicologico proprio verso persone con il posto di lavoro a rischio o gia' perso. Nell'anniversario dei dieci anni di vita di ''Naven'', celebrato a Udine la direttrice della scuola Esther Pedone ha precisato che ''l'attuale crisi economica accentua le situazioni di instabilita' e la perdita di certezze, da qui l'aumento dei casi di attacchi di panico in Friuli che sono saliti a circa il 10 per cento nella tipologia di problematiche affrontate''. L'attivita' dell'Istituto evidenzia inoltre il 30 per cento di disturbi post traumatici da stress (tra cui 10% attacchi di panico) anche il 10 per cento di interventi per depressione, 10 per cento per lutti, 10 per cento per abusi sessuali, 10 per cento per malattie gravi o esito infausto (tumori soprattutto) e 30 per cento di problemi relazionali. Ai lavori ha partecipato anche un'esponente di spicco nel panorama nazionale e internazionale come la prof. Grazia Attili (docente di psicologia sociale all'Universita' ''La Sapienza'') che ha parlato sulla ''Teoria dell'Attaccamento''. ''Naven'' ha formato in questi dieci anni 70 professionisti, fra medici e psicologi, molti dei quali inseriti nelle Aziende sanitarie del Fvg e ha promosso 15 convegni di livello nazionale e internazionale alcuni dei quali con ricercatori del Cnr (Marco Pagani, la psicologa Isabel Fernandez, gli psichiatri Luigi Cancrini e la statunitense Lorna Smith Benjamin). (AGI) Ts1/Bru

fonte http://www.agi.it/trieste/notizie/201205261638-cro-rt10076 psicologia_in_crescita_interventi_per_depressi_crisi_economica